Il sostegno alla ricerca, un percorso che cresce nel tempo. 

Donazioni ricorrenti per vent’anni, poi, alla morte della moglie Pierita, la decisione di sostenere una borsa di studio a lei dedicata e di destinare a Fondazione AIRC una parte dei propri averi dopo la morte.  

Quello di Amedeo è stato un lungo e coerente percorso di sostegno alla ricerca sul cancro, con un obiettivo ben chiaro: contribuire a realizzare un futuro migliore, senza cancro, in particolare senza i tumori femminili, i cui effetti aveva avuto modo di vedere durante i durissimi quattro anni di convivenza con la malattia di Pierita. “Se n’è andata dopo aver sopportato un immenso dolore con coraggio e dignità. E io voglio gridare al mondo il mio amore per lei e onorare la sua memoria” ci disse quando nel 2017 lo incontrammo perché aveva deciso di intitolare a lei una borsa di studio. Da qualche mese, anche Amedeo si era ammalato di cancro: un tumore neuroendocrino che, nonostante le migliori terapie disponibili al momento, ha continuato ad avanzare e nel giro di pochi anni ha portato via anche lui. 

Così, negli ultimi anni di vita, Amedeo ha deciso di combattere una doppia battaglia contro la malattia, una sul suo corpo, un’altra proiettata nel futuro, per gli altri. Ha disposto un importante lascito in favore di AIRC, perché il suo impegno nel sostenere la ricerca oncologica potesse continuare anche dopo la morte. Aver nominato AIRC sua erede universale era una cosa di cui era felice e che gli dava grande serenità, ci confidò all’inizio del 2020. 

Oggi l’impegno di Amedeo sostiene diversi progetti di ricerca finanziati da AIRC. Uno di questi è quello di Pier Paolo Di Fiore, che dirige l’Unità di carcinogenesi molecolare e biologia delle cellule staminali all’Istituto europeo di oncologia di Milano. Di Fiore studia i meccanismi alla base del cancro al seno e in particolare l’endocitosi. “È un po’ la logistica della cellula, o il sistema di trasporto” spiega il ricercatore. L’endocitosi comprende infatti “diversi processi che istruiscono i singoli componenti su quale sia il posto, all’interno della cellula, in cui devono posizionarsi e funzionare”. La cellula può essere anche pensata come una città, in cui la rete che permette alle persone e agli oggetti di trovarsi nel posto giusto al momento giusto è fondamentale. “Se si verificano alterazioni in questo sistema, l’intero meccanismo cellulare può impazzire, dando vita al cancro. Nel caso del tumore al seno, abbiamo identificato diverse molecole che possono alterare questi processi: una, denominata Epsina3, in circa un terzo dei tumori si ‘direziona’ in maniera sbagliata; un’altra, Numb, è coinvolta nella genesi delle cellule staminali tumorali, che costituiscono il motore del cancro” spiega Di Fiore.  

Intervenire su questi meccanismi può ripristinare il corretto traffico nella cellula.  

Di Fiore non ha avuto l’opportunità di conoscere Amedeo, ma è consapevole dell’importanza del suo gesto: “Il sostegno che arriva alla ricerca attraverso le donazioni e i lasciti solidali è decisivo. I finanziamenti pubblici spesso sono scarsi; soprattutto sono erratici e ciò non rende possibile la pianificazione, che è l’anima della ricerca. Senza gli enti che raccolgono le donazioni dei privati, gran parte della ricerca oncologica e dei suoi risultati non esisterebbero”. 

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